Tutti i temi: Sicurezza
aprile 2008
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22.04.2008
Quattromila eventi in 174 paesi del mondo mondo in occasione dell'Earth Day, la giornata internazionale nata nel 1970 negli Usa per sensibilizzare l'opinione pubblica allo stato di salute della terra e invitare a un cambiamento dei comportamenti individuali. ''I segnali di stress ci sono tutti - afferma il WWF - e ci colpiscono direttamente: povertà e cibo, crisi energetica e cambiamenti climatici, scarsità di acqua che dalle aree più povere del pianeta si estendono ad aree storicamente fertili, a culle della civiltà quali il Mediterraneo. Energia, cibo e acqua sono le tre grandi emergenze, inequivocabili i segni dell'impronta umana''. Tra gli indicatori dello stress del pianeta vi è l’Impronta Ecologica, cioè il peso dell’impatto umano sulla Terra che è più che triplicato nel periodo tra il 1961 e il 2003. A Trento è stato lanciato il sito www.perunmondomigliore.net che illustra decine di buone pratiche per ridurre l’impatto sul pianeta.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Terra] [Acqua] [Cambiamento climatico] [Attivismo ambientale] [Consumo] Foto: Earth Day 2008
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15.04.2008
Nel 2007 sono state eseguite nel mondo più di 1250 condanne a morte e la maggior parte è avvenuta in cinque paesi: Cina (470 casi confermati), Iran (317 casi), Arabia Saudita (143 casi), Pakistan (135 casi) e Usa (42 casi). Lo rende noto un rapporto diffuso oggi da Amnesty International che sottolinea che le cifre "includono solo i casi dei quali Amnesty è a conoscenza mentre il dato reale potrebbe essere molto più alto". Sono molti, infatti, gli stati dove le esecuzioni avvengono in segreto e le autorità rifiutano di divulgare le informazioni sull’applicazione della pena capitale: tra gli altri vi sono Cina - che considera la pena di morte un "segreto di Stato" -, Singapore, Malesia, Mongolia e Vietnam. Nel 2007 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione per porre fine all’uso della pena di morte.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Legislazione] [Giustizia e criminalità] [Attivismo] [Diritti umani] Foto: Stop alla pena di morte - da Amnesty
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15.04.2008
“Le multinazionali dell’agricoltura stanno avendo un ruolo determinante nella crisi alimentare mondiale”. Lo denuncia Marco De Ponte, segretario generale di ActionAid che dal 2007 ha lanciato la campagna mondiale HungerFree sul diritto al cibo. “A partire dagli anni ’80 il mercato agroalimentare ha subìto un lento e inesorabile processo di accentramento nelle mani di poche multinazionali che controllano oggi ben il 75% del mercato globale e che sono le stesse che in queste settimane stanno guadagnando cifre ingenti dal vertiginoso aumento dei listini”. Rispetto a vent’anni fa – afferma ActionAid - in media i consumatori pagano quello che consumano il 2% in più su scala mondiale, mentre i produttori hanno visto diminuire i loro guadagni del 40%. Questo deficit di guadagno finisce nella mani degli intermediari.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Povertà] [Alimentazione] [Globalizzazione] [Imprese] [Commercio] Foto: Donna africana al lavoro nei campi - Foto: ©FAO/J. Cendon
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09.04.2008
“Un impegno più forte per la tutela e la promozione dei diritti umani”: lo chiede la Sezione Italiana di Amnesty International con una lettera aperta inviata nei giorni scorsi ai candidati alle elezioni politiche. Una scelta che Amnesty chiede di attuare “all’interno dei confini nazionali e nella politica estera” attraverso l’introduzione di un reato specifico di tortura nel codice penale italiano, la ratifica del Protocollo opzionale alla Convenzione delle Nazioni Unite e la fine della pratica delle espulsioni individuali o collettive verso paesi che applicano la tortura. Amnesty sollecita inoltre “passi urgenti anche in materia di asilo e di immigrazione” e chiede di non consentire esportazioni di armi verso paesi in cui potrebbero essere utilizzate per violare i diritti umani e il diritto umanitario.
ContinuaTemi/paesi correlati: [Migrazioni] [Legislazione] [Attivismo] [Armi] [Diritti umani] Foto: Logo di Amnesty International
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08.04.2008
I fondi destinati alla cooperazione internazionale ammontano a circa 106 miliardi di dollari l’anno (pari allo 0,33 per cento del Prodotto interno lordo dei Paesi donatori), risorse disseminate in un ampio spettro di Paesi beneficiari, distribuite tra una miriade di agenzie di cooperazione e un’infinità di progetti. Una cifra insufficiente per combattere la povertà, affermano gli esperti. A ripeterlo sono le organizzazioni non governative che promuovono progetti di sviluppo nel Sud del mondo, i cui comunicati invitano spesso i Paesi donatori a rispettare l’impegno preso di destinare lo 0,7 per cento del loro Prodotto interno lordo all’aiuto allo sviluppo. Ma per far funzionare la cooperazione internazionale è sufficiente aumentare aiuti e risorse economiche? La buona cooperazione è (solo) una questione di soldi?
Continuadi Emanuela Citterio Temi/paesi correlati: [Cooperazione internazionale] [Alimentazione] [Globalizzazione] [Attivismo] [Debito] [Diritti civili] Foto: Logo di una delle Giornate per la cooperazione italiana
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