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giovedì, 21 agosto, 2008

Carroarmati russi in Georgia -da OsB
20.08.2008 Il vertice straordinario della Nato sulla crisi georgiana tenutosi ieri a Bruxelles "sta facendo tornare indietro di anni le lancette dell’orologio nelle relazioni tra la Nato e il Cremlino": anche se formalmente i canali di comunicazione restano aperti nei fatti l’Alleanza ha congelato i lavori del Consiglio Nato-Russia (NRC), il tavolo di lavoro istituito sei anni fa a Roma per trattare questioni di interesse comune - riporta l'Osservatorio sui Balcani. Intanto l'associazione 'Beati i costruttori di pace' invita ad una manifestazione a Padova venerdì 22 agosto per chiedere il ripristino della legalità internazionale e lo stop delle azioni militari nel Caucaso. Nei giorni scorsi la 'Campagna Internazionale per la messa al bando delle mine' e Human Right Watch hanno denunciato l'uso da parte della Russia delle bombe cluster in Georgia.
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Foto: Carroarmati russi in Georgia -da OsB
Relitto di bomba cluster RBK-250 sganciata da un aereo russo a Ruisi (Ossezia del Sud). Foto: ©AP/Sergei Grits - da HRW/CMC
19.08.2008 La 'Campagna Internazionale per la messa al bando delle mine' (ICBL), Human Rights Watch (HRW) e la 'Cluster Munition Coalition' (CMC) condannano decisamente "l'uso da parte della Russia delle bombe cluster in Georgia che hanno causato già decine di morti e feriti tra la popolazione civile". "Con l'uso di un'arma con riconosciuti effetti indiscriminati in aree popolate, la Russia ha mostrato uno sfacciato disprezzo per la vita dei civili" - afferma l'ICBL. "Questo recente caso di uso di cluster bombs sottolinea ancora il pericolo rappresentato da queste armi e l'urgenza di proteggere i civili sottoscrivendo la Convenzione di Oslo" - dichiara la Campagna Italiana Contro le Mine.
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Temi/paesi correlati: [Legislazione] [Attivismo] [Armi] [Mine] [Conflitti]
Foto: Relitto di bomba cluster RBK-250 sganciata da un aereo russo a Ruisi (Ossezia del Sud). Foto: ©AP/Sergei Grits - da HRW/CMC
Le commesse Usa verso contractors privati (in miliardi di dollari)
18.08.2008 Il 20% della spesa statunitense destinata dal 2003 alla guerra in Iraq è finita nelle tasche dei contractors, le aziende private sotto contratto col Pentagono e sarebbe costata ai contribuenti americani quasi 85 miliardi di dollari: lo rivela il rapporto pubblicato dal 'Congressional Budget Office', l'Ufficio per il bilancio del parlamento americano. Al momento la spesa militare totale Usa in Iraq è di 446 miliardi di dollari e le previsioni per il 2008 la faranno lievitare di oltre 100 miliardi di dollari. In Iraq ci sono 190mila contractors privati ben più dei 160mila soldati americani. Intanto il Pentagono ha informato il Congresso Usa del progetto di una commessa militare di oltre 9 miliardi di dollari per fornire equipaggiamento militare all'Iraq: si tratta di blindati leggeri, missili, elicotteri, mitragliatrici ed esplosivi.
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Temi/paesi correlati: [Governo] [Geopolitica] [Armi] [Conflitti] [Imprese]
Foto: Le commesse Usa verso contractors privati (in miliardi di dollari)
Le commesse Usa verso contractors privati (in miliardi di dollari)
18.08.2008 Il 20% della spesa statunitense destinata dal 2003 alla guerra in Iraq è finita nelle tasche dei contractors, le aziende private sotto contratto col Pentagono e sarebbe costata ai contribuenti americani quasi 85 miliardi di dollari: lo rivela il rapporto pubblicato dal 'Congressional Budget Office', l'Ufficio per il bilancio del parlamento americano. Al momento la spesa militare totale Usa in Iraq è di 446 miliardi di dollari e le previsioni per il 2008 la faranno lievitare di oltre 100 miliardi di dollari. In Iraq ci sono 190mila contractors privati ben più dei 160mila soldati americani. Intanto il Pentagono ha informato il Congresso Usa del progetto di una commessa militare di oltre 9 miliardi di dollari per fornire equipaggiamento militare all'Iraq: si tratta di blindati leggeri, missili, elicotteri, mitragliatrici ed esplosivi.
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Foto: Le commesse Usa verso contractors privati (in miliardi di dollari)
L'attivista Marisela Ortiz - Foto: ©AI
14.06.2008 La storia delle donne di Ciudad Juarez in Messico è già tristemente nota. Merito dell'attività di sensibilizzazione che le donne dell'associazione Nuestras Hijas de Regreso a Casa svolgono dal 2001 che hanno deciso di combattere affinché giustizia venga fatta. Sono infatti più di 430 i femminicidi (omicidi nei confronti di sole donne) e oltre le 600 sparizioni. Negli ultimi giorni non sono solo le morti di donne a fare notizia: nella città è in atto una vera e propria faida tra narcotrafficanti probabilmente per il controllo del territorio. In pochi giorni sono stati ritrovati 10 cadaveri di uomini, alcuni decapitati, altri con segni di sevizie. Segno che la tensione nella città è alta e per questo le minacce alle attiviste preoccupano ancora di più. Ora dall'associazione arriva un appello rilanciato da Amnesty affinché venga loro garantita dalle autorità una protezione adeguata.
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Foto: L'attivista Marisela Ortiz - Foto: ©AI
Relitto di bomba cluster RBK-250 sganciata da un aereo russo a Ruisi (Ossezia del Sud). Foto: ©AP/Sergei Grits - da HRW/CMC
19.08.2008 La 'Campagna Internazionale per la messa al bando delle mine' (ICBL), Human Rights Watch (HRW) e la 'Cluster Munition Coalition' (CMC) condannano decisamente "l'uso da parte della Russia delle bombe cluster in Georgia che hanno causato già decine di morti e feriti tra la popolazione civile". "Con l'uso di un'arma con riconosciuti effetti indiscriminati in aree popolate, la Russia ha mostrato uno sfacciato disprezzo per la vita dei civili" - afferma l'ICBL. "Questo recente caso di uso di cluster bombs sottolinea ancora il pericolo rappresentato da queste armi e l'urgenza di proteggere i civili sottoscrivendo la Convenzione di Oslo" - dichiara la Campagna Italiana Contro le Mine.
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Foto: Relitto di bomba cluster RBK-250 sganciata da un aereo russo a Ruisi (Ossezia del Sud). Foto: ©AP/Sergei Grits - da HRW/CMC

 
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